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Riapre i battenti con dichiarate ambizioni il terminal hub CICT di Cagliari.
In arrivo la Grand Alliance in attesa delle navi da 14.000 teus di Aponte

Il richiamo all’opera dei 205 posti lavoratori in Cassa integrazione e la rinnovata vitalità al porto di Cagliari sono il risultato dell’attività di lunghi mesi, che ha visto nel rush finale i vertici del gruppo Contship Italia al lavoro per tutto agosto.
Dopo un’azione di ricapitalizzazione della società terminalista CICT (oggi 92% Contship e 8% di un consorzio locale), che ha condotto alla fuoriuscita dalla compagine azionaria della Maersk (che deteneva il 23%), la quale, per sue logiche interne di ottimizzazione, aveva deciso di tagliare Cagliari dalle proprie rotte recando grave crisi dei traffici all’intero porto, si è potuto procedere alla messa a punto di una strategia rivelatasi vincente nel persuadere la tedesca Hapag Lloyd, capofila del consorzio Grand Alliance che raggruppa anche MISC, NYK e OOCL, oltre alle compagnie Hamburg Sud e Senator, ad approdare al transhipment hub cagliaritano portandovi 800 scali all’anno e favorendo la connessione della Sardegna a 62 destinazioni diverse.
“La decisione di spostarsi da Gioia Tauro a Cagliari è stata presa dall’unico soggetto che potesse farlo: il consorzio delle linee di navigazione” precisa Nereo Paolo Marcucci, l’AD di Contship Italia che si occupa di pianificazione e sviluppo, sgomberando il campo dalla sensazione diffusa che si possa trattare di una ‘partita di giro’ tra due hub figli della stessa casamadre. “Contship, per la propria storia e per le riconosciute competenze e affidabilità, semmai è stata in grado di interpretare le esigenze delle compagnie, traducendole in soluzioni operative”.
Dunque parrebbe una vicenda a lieto fine che può far da monito a chi pensa in Italia che sia sufficiente costruire infrastrutture ed offrire collegamenti terrestri per spingere i liners a scegliere un porto piuttosto che un altro, come commentano fonti ufficiose del consorzio armatoriale. “Contrariamente alle opinioni generali, il numero di porti hub in Italia non può essere definito a tavolino ma dipende dalle scelte del mercato, il quale richiede competenze e capacità certificate. Alcuni spostamenti possono determinare nuovi flussi a favore di un Paese, come accade attualmente nel caso del Maghreb; ma per noi andare laddove è presente il terminalista è importante, perchè come noi rischia in prima persona e quindi diventa un soggetto preferito”.
Intanto l’MCT di Gioia Tauro, che negli ultimi tempi lavorava ai limiti del congestionamento con punte di 27 navi in attesa per l’ormeggio, si prepara a ricevere nel prossimo autunno la prima portacontainer da 14.000 teus in Italia. A portarla sarà gruppo MSC di Gianluigi Aponte, che sta lasciando a sua volta il Pireo, ormai occupato dalle ‘truppe’ di Cosco.

(fonte ship2shore)
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